{"id":2321,"date":"2018-02-05T22:17:44","date_gmt":"2018-02-05T21:17:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.silviadacomo.it\/?page_id=2321"},"modified":"2025-11-30T11:30:51","modified_gmt":"2025-11-30T10:30:51","slug":"2321-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.silviadacomo.it\/?page_id=2321","title":{"rendered":"La scelta del costume"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_2322\" aria-describedby=\"caption-attachment-2322\" style=\"width: 750px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/23215552_10211825810854708_4044981805663415873_o.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2322 size-large\" src=\"https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/23215552_10211825810854708_4044981805663415873_o-1024x768.jpg\" alt=\"23215552_10211825810854708_4044981805663415873_o\" width=\"750\" height=\"563\" srcset=\"https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/23215552_10211825810854708_4044981805663415873_o.jpg 1024w, https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/23215552_10211825810854708_4044981805663415873_o-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2322\" class=\"wp-caption-text\"><em>Foto di Bruno Cicciarello<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Un\u2019amicizia nata a scuola, quando per ogni lettera dell\u2019alfabeto dovevano trovare il disegno giusto fra tanti cartoncini. Un\u2019amicizia arrivata fino all\u2019universit\u00e0. Un\u2019amicizia cresciuta nel quartiere periferico di una cittadina dell\u2019Inghilterra centrale, dove graziose case prefabbricate che sembrano specchi le une delle altre si adagiano su giardini e fronteggiano aree comuni dove corrono cani, e poco lontano trafficate statali si snodano in sagome da otto. Un\u2019amicizia con una stessa trama di amici, film, libri, cazzate, boyfriend, incomprensioni, smalti per unghie, depressioni, stratosferiche felicit\u00e0, gite nelle spiagge\u00a0del Galles, desideri, e soprattutto un\u2019idea del futuro.<\/p>\n<p>Se lo immaginavano il futuro, se lo consigliavano il futuro, se lo rinfacciavano a volte per celare il dispiacere di separarsi, desiderose com\u2019erano di un altrove dove lavorare, la Francia per Eleonore, la Danimarca per Sally.<\/p>\n<p>Superare l\u2019esame di sociologia al primo colpo e cos\u00ec bene non era stata cosa da poco, era un esame tosto di quelli che fanno sbarramento, con la docente aguzzina, assetata di cinismo e di una giovent\u00f9 mai vissuta. La sera stessa erano a casa di amici a spassarsela e festeggiare l\u2019esame. Eleonore aveva bevuto qualche birra in pi\u00f9 e dopo un paio d\u2019ore usc\u00ec a prendere una boccata d\u2019aria. Aveva appena smesso di piovere. L\u2019aria sapeva di terra umida e vento. Usc\u00ec dal giardino e fece due passi davanti a casa.<\/p>\n<p>Erano passati cinque anni da allora. Sally viveva in Danimarca, proprio come si era immaginata il futuro e lavorava in una compagnia teatrale. Eleonore, invece, un futuro non ce l\u2019avrebbe mai avuto, perch\u00e9 dentro, in casa, alla festa non c\u2019era pi\u00f9 tornata. Massacrata a caso, e il caso scelse lei, era stato detto. Il caso sfrecciava in macchina, con l\u2019idea di svuotare sperma e rabbia, e insieme se possibile. Si era fatto conoscere da lei nel quartiere, il caso, andando al lavoro, ciao come va, come \u00e8, tutto bene, lavoro? E anche quella sera probabilmente le aveva fatto qualche domanda simile. Eleonore cerc\u00f2 di ribellarsi subito al caso, con tutta la forza che aveva. Ma il caso afferr\u00f2 una bottiglia di Scotch e la colp\u00ec violentemente in testa, si svuot\u00f2 sopra di lei, la strozz\u00f2 e la butt\u00f2 gi\u00f9 dalla macchina, la faccia insanguinata affondata nell\u2019erba dietro un capannone.<\/p>\n<p>Erano passati cinque anni da allora e Sally scelse finalmente quel costume, il trucco e un monologo e diede voce a Eleonore su quel palco di fronte al pubblico di una piccola comunit\u00e0. Non chiamatelo \u201ccaso\u201d diceva il testo, non c\u2019\u00e8 un caso ma una volont\u00e0, non c\u2019\u00e8 una semplice intemperanza ma un\u2019idea aberrante. E l\u2019altra idea aberrante \u00e8 chiamarlo caso. E lo diceva con le parole del teatro che sanno andare all\u2019assalto di coscienze troppo tranquille, di chi si era sempre messo al riparo dietro al caso. Oppure dei benpensanti, come quelli che avevano visto Eleonore ondeggiare un po\u2019 troppo brilla in minigonna e calze a rete dopo qualche sera sgangherata, e avevano detto ma in fondo allora <em>vuole<\/em> essere una calamita.<\/p>\n<p>Sally scelse di mettersi un fiocco in testa, perch\u00e9 Eleonore li amava molto, ne aveva una parete della stanza piena.<\/p>\n<p>Il pubblico dentro la commozione rifletteva. Gli applausi furono scroscianti. Scesa dal palco, Sally guardava gli spettatori alzarsi. Alcuni discutevano appassionati. Inebriata di nicotina e di ricordi era certa\u00a0che in qualche modo Eleonore da quel momento avesse avuto un futuro.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: center;\">Copyright \u00a9 2018, Silvia Dacomo<br \/>\nQuest\u2019opera \u00e8 protetta dalla legge sul diritto d\u2019autore.<br \/>\n\u00c8 vietata la riproduzione anche parziale non autorizzata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019amicizia nata a scuola, quando per ogni lettera dell\u2019alfabeto dovevano trovare il disegno giusto fra tanti cartoncini. Un\u2019amicizia arrivata fino all\u2019universit\u00e0. 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