{"id":2380,"date":"2018-04-15T19:26:10","date_gmt":"2018-04-15T17:26:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.silviadacomo.it\/?page_id=2380"},"modified":"2025-11-30T11:30:38","modified_gmt":"2025-11-30T10:30:38","slug":"2380-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.silviadacomo.it\/?page_id=2380","title":{"rendered":"Che forte questo rebus!"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_2381\" aria-describedby=\"caption-attachment-2381\" style=\"width: 750px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Stanza02.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2381 size-large\" src=\"https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Stanza02-1024x512.jpg\" alt=\"Stanza02\" width=\"750\" height=\"375\" srcset=\"https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Stanza02-1024x512.jpg 1024w, https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Stanza02-300x150.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2381\" class=\"wp-caption-text\"><em>Fotografia immersiva di Alessandro Ugazio<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Il panorama era stata una creazione moderna. Senza dubbio. I turisti arrivarono anche quel giorno al forte, avvolti da chiacchiere entusiaste, fatte di sole sulla pelle, di scenari da postare sui social prima di averli compresi, di indici interrogativi che puntavano le cose in lontananza, di battibecchi sulla toponomastica, di sorsate dai thermos.<\/p>\n<p>Ginevra, dalla\u00a0stanza, osservava il via vai sul camminamento lungo il bastione. Le ombre delle aste per i <em>selfie<\/em> le parevano meridiane mobili. Tante persone immortalavano con il telefono, pi\u00f9 che il panorama, se stesse. Per non dimenticarsi pi\u00f9.<\/p>\n<p>All&#8217;ora del pranzo il forte si svuot\u00f2. Ginevra si mise al centro della stanza e osserv\u00f2 le pareti girando lentamente su se stessa. Ora le aperture erano cornici. Di una collina, di un isolotto, di un faro e alberi, di una scala. Le sembrava di essere finita dentro il disegno di un rebus. Mancavano solo lettere e numeri per comporre una frase.<\/p>\n<p>E quel cestino dei rifiuti che cercava di nascondersi nello spazio, nelle epoche, nei colori?<\/p>\n<p>Ginevra sapeva che i modi di vedere le cose sul pianeta erano infiniti, eppure la sua epoca li aveva resi quasi indistinguibili a volte l\u2019uno dall\u2019altro. Ripens\u00f2 al rebus, le venne allora l\u2019idea di una foto panoramica, quei tanti scatti poi ricomposti al computer in un\u2019unica immagine di nuova prospettiva. Mont\u00f2 il cavalletto e scatt\u00f2.<\/p>\n<p>Ora c\u2019era una parete sola. Vi erano appesi quadri e nuvole. I raggi di sole sul pavimento erano diventati virgolette di luce che contenevano un inciso. Tra la storia, lo scoglio e il cestino della memoria rifiutata.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: center;\">Copyright \u00a9 2018, Silvia Dacomo<br \/>\nQuest\u2019opera \u00e8 protetta dalla legge sul diritto d\u2019autore.<br \/>\n\u00c8 vietata la riproduzione anche parziale non autorizzata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il panorama era stata una creazione moderna. Senza dubbio. I turisti arrivarono anche quel giorno al forte, avvolti da chiacchiere entusiaste, fatte di sole sulla pelle, di scenari da postare sui social prima di averli compresi, di indici interrogativi che puntavano le cose in lontananza, di battibecchi sulla toponomastica, di sorsate dai thermos. 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