{"id":374,"date":"2014-12-29T08:13:41","date_gmt":"2014-12-29T08:13:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/?page_id=374"},"modified":"2025-11-30T11:30:38","modified_gmt":"2025-11-30T10:30:38","slug":"new-vision","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.silviadacomo.it\/?page_id=374","title":{"rendered":"Prospettiva celeste"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_627\" aria-describedby=\"caption-attachment-627\" style=\"width: 450px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/10334435_721847247853864_7199500715561082359_n1.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-627\" src=\"https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/10334435_721847247853864_7199500715561082359_n1.jpg\" alt=\"10334435_721847247853864_7199500715561082359_n\" width=\"450\" height=\"338\" srcset=\"https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/10334435_721847247853864_7199500715561082359_n1.jpg 960w, https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/10334435_721847247853864_7199500715561082359_n1-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-627\" class=\"wp-caption-text\"><em>Foto di Luca Vittonetto<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Girovagava fra le colline. La macchina fotografica a tracolla. In cerca di spazio fra i pensieri.<\/p>\n<p>Gli alfabeti ottusi dei colleghi, la faziosit\u00e0 dei telegiornali, il loop quotidiano, le frasi ripetitive che diventano sentenze erano l\u2019acqua marcescente che stagnava nella sua pozza intellettiva.<\/p>\n<p>Era una domenica di maggio ed era sicuro che dovessero esserci molte altre cose sulla terra, fuori dalle architetture dove si produceva lavoro e si respiravano gli affetti. S\u00ec, c\u2019erano molte cose sulla terra, e in giro dovevano esserci anche dei simboli. Invisibili, al primo impatto, certamente. Ma <em>lui<\/em> adesso era lo stregone e l\u2019<em>obiettivo<\/em> il potente oggetto esoterico.<\/p>\n<p>Il traliccio visto da vicino era immobile e sincero. Era proprio lui, il colosso conduttivo e luminoso, una delle tante sentinelle della luce sulla terra. Interessante, a suo modo. Per\u00f2 doveva esserci dell\u2019altro. Ne era sicuro. Vi gir\u00f2 intorno, e poi ebbe un\u2019idea. Si intrufol\u00f2 fra quegli arti d\u2019acciaio e lo sorprese qualcosa di magnifico.<\/p>\n<p>Visto dal basso il gigante sembrava infinito e con un punto di fuga che era insieme altezza e profondit\u00e0, geometria e stordimento. C\u2019erano ragnatele, frecce, il volto di un\u2019extraterrestre preso a prestito da un aquilone, e poi appesa l\u00e0 in alto chiss\u00e0 cosa ci faceva la sagoma di quella canoa abbandonata dai pellerossa? E un gigante cos\u00ec imponente per sorreggere quel sottile pentagramma di fili, era incredibile!<\/p>\n<p>Al di sopra del gigante e del suo sibilio elettrico, sfilavano le nuvole. Erano nubi comuni, quelle che di solito non fanno alzare lo sguardo. Eppure, viste attraverso quel reticolo sovraumano apparivano soffici, aggregate dal vento in arcipelaghi di aria.<\/p>\n<p>Sembrava che il gigante avesse capovolto il mare.<\/p>\n<p>Tutto, per un attimo, era divenuto epico. Ora c\u2019era di nuovo spazio tra i pensieri.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: center;\">Copyright \u00a9 2015, Silvia Dacomo<br \/>\nQuest\u2019opera \u00e8 protetta dalla legge sul diritto d\u2019autore.<br \/>\n\u00c8 vietata la riproduzione anche parziale non autorizzata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Girovagava fra le colline. La macchina fotografica a tracolla. In cerca di spazio fra i pensieri. Gli alfabeti ottusi dei colleghi, la faziosit\u00e0 dei telegiornali, il loop quotidiano, le frasi ripetitive che diventano sentenze erano l\u2019acqua marcescente che stagnava nella sua pozza intellettiva. 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