{"id":3045,"date":"2020-08-23T12:40:50","date_gmt":"2020-08-23T10:40:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.silviadacomo.it\/?p=3045"},"modified":"2025-11-24T11:37:13","modified_gmt":"2025-11-24T10:37:13","slug":"3045","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.silviadacomo.it\/?p=3045","title":{"rendered":"Cliccare un&#8217;unica idea di mondo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/B1lwNj1IgAAyB5g.jpg\"><br \/>\n<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-3049\" src=\"https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/B1lwNj1IgAAyB5g-1024x574.jpg\" alt=\"B1lwNj1IgAAyB5g\" width=\"750\" height=\"420\" srcset=\"https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/B1lwNj1IgAAyB5g-1024x574.jpg 1024w, https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/B1lwNj1IgAAyB5g-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.silviadacomo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/B1lwNj1IgAAyB5g.jpg 1170w\" sizes=\"(max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 ben chiaro a chiunque non abbia mai smesso di leggere quotidiani che la homepage di una testata giornalistica non \u00e8 pi\u00f9 un giornale. Ma un confezionamento di un\u2019unica idea di mondo. A prescindere \u2013 e qui \u00e8 il paradosso \u2013 dall\u2019orientamento politico della testata.<\/p>\n<p>Emerge cio\u00e8 un\u2019idea di mondo disperata, necessariamente conflittuale, faziosamente insana. Questa dimensione tragica (che senz\u2019altro ampiamente ci rappresenta ma non nella totalit\u00e0) suole essere spesso affiancata da una compensazione consolatoria piuttosto na\u00eff. Ecco che le prime pagine si \u201ccompletano\u201d allora di \u201ccolmi\u201d. Ossia notizie pi\u00f9 o meno eclatanti che sfruttano un romanticismo ecologista, spesso\u00a0 animalista, molto edulcorato e di sensazione. L\u2019acqua calda \u00e8 gi\u00e0 stata scoperta, d\u2019accordo: cosa non si fa per acquisire click.<\/p>\n<p>Tutto questo,\u00a0 per\u00f2, \u00e8 assolutamente rappresentativo di ci\u00f2 che si \u00e8 diventati, si sta diventando. La necessit\u00e0 del ragionamento, quasi considerata accessoria, \u00e8 trascinata in una drammatizzazione compulsiva a discapito della lucidit\u00e0. Il mondo, la storia, la societ\u00e0 da percepirsi solo emotivamente piuttosto che intellettivamente. Un rischio mai abbastanza calcolato dai lettori e molto ben calcolato dall\u2019economia, e quindi dai giornali che ormai vivono di pubblicit\u00e0 e inserti. Qualcosa di pazzesco \u2013 il mondo, la storia, la societ\u00e0 percepiti solo emotivamente.<\/p>\n<p>Giorni fa, in una stessa prima pagina: \u00a0Michelle Obama esprimeva la sua depressione per la situazione mondiale, poco oltre un articolo citava i nuovi riti iniziatici delle feste di laurea che prevedono botte da orbi, seguiva la cronaca nera pi\u00f9 efferata, e la dolorosa e complessa realt\u00e0 del Libano era ridotta a un video dell\u2019esplosione al porto cliccabile all\u2019infinito, dove la tragicit\u00e0 \u00e8 puro effetto cinematografico. Insieme a tutto questo, la politica che strumentalizza il virus che strumentalizza la scuola e quell\u2019unione onnipresente, sospetta, di avverbio di modo e participio (l\u2019espressione \u201cclinicamente morto\u201d) riferita all\u2019agente patogeno che si \u00e8 volatilizzata. A tutto ci\u00f2 si aggiunga la cronaca a puntate di madri fragili e incredibilmente sole e vittime, insieme ai loro figli, di una cultura che respinge la psichiatria e nega che il cervello sia un organo come gli altri. Un neurotrasmettitore da regolare, proprio come un\u2019antenna niente di pi\u00f9. E non meno decisivi, ascolto, empatia e affetto, responsabilit\u00e0 amicali e parentali, tuttavia totalmente assenti.<\/p>\n<p>Pare, per\u00f2, si viva e ci si nutra continuamente e solo di prime pagine web, assorbendo titoli e foto in modo compulsivo, senza leggere gli articoli. La ricerca della notizia non \u00e8 che la ricerca della novit\u00e0 continua, della risposta emotiva, che rimuove cos\u00ec la necessit\u00e0 di rischiare, mettersi in gioco, pensare, elaborare. Ecco che leggere la prima pagina in questo modo compulsivo permette facilmente di avere qualcosa di cui scandalizzarsi e \u2013 in base all\u2019attendibilit\u00e0 o meno delle testate \u2013 di sbandierare qualche fake news in cui credere come il tao fai da te di un adolescente tormentato, di schierarsi su un fronte (negandosi, proprio come un adolescente, la possibilit\u00e0 di ricredersi) perch\u00e9 sembra pi\u00f9 necessario avere nemici da odiare che desiderare di comprendere di pi\u00f9 e con onest\u00e0. E qui penso a due sentimenti sociali, per i quali la lingua tedesca ha due parole precise: Weltschmerz e Schadenfreude. La prima indica il dolore che l\u2019individuo prova nei confronti della perfidia del mondo. Una sorta di tristezza profonda per ci\u00f2 che accade intorno a lui, con un senso di assoluta impotenza a modificare le situazioni. La seconda indica la contentezza che l\u2019individuo prova per il dolore capitato ad altri. Direi che la prima pagina web potenzia entrambi questi stati d\u2019animo (per altro storicamente accertati e analizzati), come un magnifico dopante, nel flusso incessante e annoiato di ricerca della novit\u00e0-news e debolezza nella costruttivit\u00e0 (sia essa collettiva, ma anche individuale).<\/p>\n<p>Al netto di tutte queste considerazioni, l\u2019immersione in una cronaca squisitamente emozionale del mondo, e sempre e soltanto tragica (mentre la volont\u00e0 costruttiva viene spesso trattata con cortigianeria fino a farne una \u201cagiografia\u201d laica) segna il frantumarsi dell\u2019onest\u00e0 intellettuale, un\u2019ambizione preziosissima che dovrebbe interessare ogni essere umano, il quale non pu\u00f2 per sua natura raggiungere l\u2019imparzialit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 ben chiaro a chiunque non abbia mai smesso di leggere quotidiani che la homepage di una testata giornalistica non \u00e8 pi\u00f9 un giornale. 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